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131027 D. 30 T.O. Laetetur cor quaerentium Dominum (con BRUDER JAKOB)

131027 D. 30 T.O.

 

Laetetur cor quaerentium Dominum

 

            La formula iniziale del canto non lascia dubbi sull’impianto della melodia. L’attacco dal grave “LA do re” presenta una peculiarità specifica del II modo (re plagale). Per altre due volte il canto scende al LA quando cadenza a metà della II e della III frase. Dalle profondità abissali del cuore si alza lo sguardo che solleva la persona sino a incontrare il volto di D-i-o: il la acuto accomuna quaerentium e eius (D-i-o).

            Nei versi 3 e 4 del salmo 104, il testo dell’introito, ben tre volte emerge l’interlocutore di D-i-o. Non è l’uomo, considerato come realtà astratta o anonima, bensì la persona che fa della sua vita la ricerca di D-i-o. Il testo è martellante, non dà tregua. Prima si prende atto che ci sono quaerentes Dominum. La ricerca risponde a un imperativo: quaerite Dominum. Si sottolinea, infine, che non si tratta di uno sforzo momentaneo né di un impegno intermittente: quaerite faciem eius semper.

Non si può non ricordare la parola di san Benedetto quando, nella Regula al capitolo LVIII, come prima verifica del candidato alla vita monastica pone l’atteggiamento della ricerca. Il responsabile della formazione verifichi “si revera Deum quaerit”. Si tratta di un aspetto fondante l’esistenza cristiana nella sequela di Cristo, che non è per nulla limitato alla sola vocazione di speciale consacrazione.

Tre aspetti emergono dall’affermazione del patriarca del monachesimo occidentale:

1] “Deum”: il battezzato, dovunque egli sia, si trova sempre alla presenza di D-i-o. Presenza polimorfa nell’Eucaristia e nella Parola, nel roveto ardente e nella brezza di biblica memoria, nel silenzio e nella comunione con il prossimo. Presenza che spesso, sul piano dei sensi, è percepita come assenza. Una prova centrale della fede, quando l’uomo è spogliato di ogni puntello emotivo, intellettuale, umano. Tutto sembra un  miraggio, un colossale e perfido inganno ... Anche Davide ritorna più volte su questa esperienza, ad esempio, quando canta con il salmo 87, 15 “Perché, Signore, mi respingi, perché mi nascondi il tuo volto?”.

2] “quaerit”: la Presenza è ovvia, ma non è un fatto scontato. D-i-o stesso si fa cercare – a volte sembra giochi a nascondino – dopo essersi messo per primo a inseguire l’uomo, sin dal Paradiso, quando Adamo cercava di sfuggirgli. Nonostante tutte le nostre debolezze e lo smarrimento, si può trovare D-i-o dopo soli pochi momenti o forse al termine di una vita. Ma il trovarlo non è mai un possederlo, tanto meno in modo definitivo. L’itinerario della fede non è soltanto una fuga immobile, è un’ascesa di vetta in vetta ed insieme un immergersi da un abisso in un abisso sempre più profondo.

3] “revera”: questo termine fissa la condizione necessaria affinché si possa iniziare e portare a termine la ricerca. Si tratta della verità quale adesione sincera al progetto di D-i-o che impone coerenza e coinvolgimento costante di tutta la persona. Una ricerca che può registrare ombre, delusioni, ostacoli e quant’altro di negativo con gravi conseguenze come il venir meno, l’interrompere il cammino, il lasciarsi travolgere dalla sfiducia abbandonandosi alle correnti impetuose del momento. “revera”: quando si allarga l’orizzonte scuotendoci dal torpore, quando si supera la curiosità superficiale e si percorrono vie nuove. Con la passione che supera i vortici della deriva.

Una mappa per ritrovare le tracce perdute di vista sono offerte ancora da san Benedetto, al capitolo IV dove elenca gli “instrumenta bonorum operum”.

                                                                                                                                    Bruder Jakob

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Tags: Dominica, Dominum, INTROITUS, Laetetur, T.O., XXX, cor, quaerentium

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Comment by Ricossa on October 26, 2013 at 17:11

L'antifona feriale MIL Letetur cor (venerdì della seconda settimana del salterio) ha una modalità molto ma molto interessante

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